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Archive for the ‘Riflessioni’ Category

Danza.

 

Quest’anno ho compiuto 54 anni. Va da sé che l’anno scorso in questo periodo ne avessi già 53. E l’anno scorso ho preso una decisione un po’ folle forse, ossia di iscrivermi nuovamente a danza dopo almeno 10 anni che non facevo attività fisica, con oltre 10 chili di sovrappeso, già piuttosto curva (che comunque quello della schiena era un problema anche quand’ero giovane), con un’attività lavorativa che in ogni caso mi sottrae energie, e molte. (altro…)

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Haiku. Saluto a Pasqua

Vik a Cagliari (foto mia)

Mesto saluto
dissolve nell’etere
vive parole

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novembre 2009. Foto mia

troppo silenzio
tempesta nel deserto
anima lieve

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War

Siamo in guerra. Sangue e spigoli duri.

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Verso la Primavera

Ci muoviamo verso un’altra Primavera, cullati dai sogni del mondo, aspettando la pace ma facendo la guerra, aspettando in un sogno l’Amore del tempo.

 

(foto mia. Mandala colorato da me)

Mandala magici

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Ogni essere umano su questo pianeta è mio fratello.

 

Nessuno è mai abbastanza lontano.

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Mandala magici” da colorare, come fanno i bambini. Un accostamento di colori totalmente sbagliato, ma in fondo non è questa una rappresentazione del mondo interiore?

 

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Seduto sul letto, in una strana posizione, trovai un anziano contadino. I suoi occhi chiarissimi sembravano perdersi in quella stanza d’ospedale. Avevo in mano carta e penna: l’esame di Clinica Chirurgica prevede infatti una visita completa ad un paziente e la compilazione di una cartella clinica. Dissi a quell’uomo che ero una studentessa sotto esame e lui mi dedicò uno stanco dolce sorriso. Era afflitto da insopportabili dolori che abbracciavano la radice della coscia e si propagavano fino all’inguine, dolori tanto forti che non gli permettevano neppure di sfiorare la pelle. Aveva una neoformazione ossea sulla cresta iliaca, a destra, uno strano tubero che sorgeva dal suo corpo ischeletrito. Parlammo a lungo, cercavo di risalire all’origine dei suoi dolori attuali, ma non riuscivo a trovare un nesso fra le cose.  Cercavo, all’inizio, di conciliare la mia necessità di sostenere quell’esame con il bisogno di questa persona di parlare, di raccontare, di ricevere un po’ di ascolto.  Ma ben presto mi resi conto che non era possibile fare entrambe le cose.

L’uomo mi raccontava con dolcezza tanti aspetti della sua vita, il lavoro, le sofferenze, tanti piccoli particolari che nel tempo sono volati via dalla mia memoria e hanno, probabilmente, raggiunto colui che me li donò allora. Parlava con una voce melodica, col fiato mozzato dalla sofferenza e con quello stanco sorriso che contrastava quegli splendidi occhi azzurri, vivacissimi. Il suo sguardo era diretto ed era capace di raggiungere gli angoli più nascosti del mio essere. Non potevo visitarlo: qualunque manovra, anche fatta con estrema delicatezza e in qualunque parte di quel corpo malato, non faceva che esasperare i già tremendi dolori di cui soffriva. Lasciai in bianco la cartella e, quando vennero a dirmi che il tempo era scaduto, lo salutai sapendo che sarebbe stato un addio. Uscii dalla stanza profondamente scossa, ogni cosa in quel vecchio contadino raccontava della sua morte imminente.

L’assistente del professore non poteva considerare superata la prova pratica: il mio foglio era candido, se si eccettua il nome e il cognome dell’uomo e il professore non avrebbe mai accettato che descrivessi a voce lo stato del paziente.

Chiesi allora all’assistente cosa avesse quell’uomo e perché soffrisse così tanto. Chiese ad un altro medico la cartella. L’uomo era ricoverato lì da due settimane ma nessuno aveva compilato l’esame obiettivo. L’assistente si alterò molto, poi sospirò guardandomi intensamente. Quell’uomo aveva vaste metastasi ossee che avevano strangolato l’area sacrale di emergenza dei nervi. Il tubero che io avevo visto sulla cresta iliaca era anch’essa una metastasi. Gli chiesi quale fosse il tumore di partenza. Non lo sapevano. Mi disse che quell’uomo aveva i giorni contati.

Mi si riempirono gli occhi di lacrime e feci un’immensa fatica a non piangere.

Quel giorno promisi solennemente a me stessa che per nulla al mondo avrei fatto nei confronti dei miei pazienti qualcosa che non fosse veramente e sinceramente rivolto a loro.

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L’Ultimo Giorno

Le deflagrazioni si succedevano senza respiro. Città spazzate via, boschi distrutti, montagne sbriciolate. Il mare evaporò creando immediatamente una pioggia salmastra e radioattiva. Un “errore umano” e tutte le centrali nucleari, tutti i residui bellici, tutto ciò che era stato costruito dall’uomo per la guerra e per la distruzione, all’improvviso esplose come un immenso effetto domino.

I potenti della terra vennero scaraventati al pari del popolo, maciullati o disintegrati. Non tutti. Qualcuno rimase vivo ancora per qualche ora, e all’improvviso, chi tenendosi un braccio staccato, chi cercando di coprire una mandibola distrutta con quello che restava delle proprie mani, all’improvviso capirono. Si svegliarono da un lungo, millenario torpore e, prima di morire fra le macerie, si accorsero cosa voleva dire essersi venduti, generazione dopo generazione. Capirono di essere stati strumenti nelle mani del Principe delle Tenebre.

(foto originale in quest’articolo)

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English…

Ovvero: che cacchio ci mettete a fare tante lettere se poi ne pronunciate a malapena la metà???

That is: why the hell do you put a lot of letters if you pronounce then barely half???

(La foto originale la trovate QUI)

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Non amare te stesso solo per la tua gioia, per i tuoi pregi. Non amarti  solo quando sei felice, quando riesci a dare. Non amarti per il tuo bell’aspetto. Ma amati  soprattutto quando scopri un tuo difetto, quando sei triste e ti senti solo, quando ti accorgi di qualcosa di cui ti vergogni profondamente. Ama te stesso quando al mattino ti guardi allo specchio e ti vedi con le occhiaie segnate, quando alla sera ti corichi esausto, quando ti accorgi che il tuo viso si disegna di rughe e di pensieri.

Amati semplicemente per come sei, ama in te il genere umano nella sua bellezza e nelle sue infinite contraddizioni e ti sarà più facile amare l’umanità intera.

Foto scaricata da QUI.

(N.B.: non l’ho usata nel senso di “S. Valentino’s day”, ma come immagine di un amore che è interno e esterno contemporaneamente)

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Per poter mettere lo status “Single” bisognerebbe che nel cuore non ci fosse proprio nessuno…

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Come Bastiano nel cammino all’interno della Storia Infinita, passerai di illusione in illusione per scoprire ciò chi sei veramente.

Ti troverai davvero davanti ad uno specchio e scoprirai che non tutto di te è bello, buono e piacevole. Ma scoprirai che sei tu, tutto intero, nel bene e nel male, al di là di pregi e difetti.

Ancora viaggi di illusione in illusione, ma il cammino è quello e non puoi saltare le sue tappe.

Ti sono vicina, sempre

(Alghero, Capo Caccia 17.10.2008 – foto mia)

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Gatti

Sonnecchia apparentemente isolata dal resto del mondo. Membra morbide, acciambellate contro il corpo completamente rilassato. Sembra un cuscino dai colori variegati. D’improvviso l’altro gatto scatta verso di lei. Giovane e non ancora sterilizzato, è facile capire cosa cerca. La gatta d’un balzo si rivolta, quasi all’improvviso, scacciando il maschio con unghie e denti. Poi si rimette acciambellata, completamente rilassata e distesa, e riprende a sonnecchiare.

Solo con l’abbandono più completo ci può essere il perfetto controllo.

(foto tratta da QUI)

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