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Verso la Primavera

Ci muoviamo verso un’altra Primavera, cullati dai sogni del mondo, aspettando la pace ma facendo la guerra, aspettando in un sogno l’Amore del tempo.

 

(foto mia. Mandala colorato da me)

Mandala magici

Sacri legami

Ogni essere umano su questo pianeta è mio fratello.

 

Nessuno è mai abbastanza lontano.

Colori senza colore

Mandala magici” da colorare, come fanno i bambini. Un accostamento di colori totalmente sbagliato, ma in fondo non è questa una rappresentazione del mondo interiore?

 

Old blue eyes

Seduto sul letto, in una strana posizione, trovai un anziano contadino. I suoi occhi chiarissimi sembravano perdersi in quella stanza d’ospedale. Avevo in mano carta e penna: l’esame di Clinica Chirurgica prevede infatti una visita completa ad un paziente e la compilazione di una cartella clinica. Dissi a quell’uomo che ero una studentessa sotto esame e lui mi dedicò uno stanco dolce sorriso. Era afflitto da insopportabili dolori che abbracciavano la radice della coscia e si propagavano fino all’inguine, dolori tanto forti che non gli permettevano neppure di sfiorare la pelle. Aveva una neoformazione ossea sulla cresta iliaca, a destra, uno strano tubero che sorgeva dal suo corpo ischeletrito. Parlammo a lungo, cercavo di risalire all’origine dei suoi dolori attuali, ma non riuscivo a trovare un nesso fra le cose.  Cercavo, all’inizio, di conciliare la mia necessità di sostenere quell’esame con il bisogno di questa persona di parlare, di raccontare, di ricevere un po’ di ascolto.  Ma ben presto mi resi conto che non era possibile fare entrambe le cose.

L’uomo mi raccontava con dolcezza tanti aspetti della sua vita, il lavoro, le sofferenze, tanti piccoli particolari che nel tempo sono volati via dalla mia memoria e hanno, probabilmente, raggiunto colui che me li donò allora. Parlava con una voce melodica, col fiato mozzato dalla sofferenza e con quello stanco sorriso che contrastava quegli splendidi occhi azzurri, vivacissimi. Il suo sguardo era diretto ed era capace di raggiungere gli angoli più nascosti del mio essere. Non potevo visitarlo: qualunque manovra, anche fatta con estrema delicatezza e in qualunque parte di quel corpo malato, non faceva che esasperare i già tremendi dolori di cui soffriva. Lasciai in bianco la cartella e, quando vennero a dirmi che il tempo era scaduto, lo salutai sapendo che sarebbe stato un addio. Uscii dalla stanza profondamente scossa, ogni cosa in quel vecchio contadino raccontava della sua morte imminente.

L’assistente del professore non poteva considerare superata la prova pratica: il mio foglio era candido, se si eccettua il nome e il cognome dell’uomo e il professore non avrebbe mai accettato che descrivessi a voce lo stato del paziente.

Chiesi allora all’assistente cosa avesse quell’uomo e perché soffrisse così tanto. Chiese ad un altro medico la cartella. L’uomo era ricoverato lì da due settimane ma nessuno aveva compilato l’esame obiettivo. L’assistente si alterò molto, poi sospirò guardandomi intensamente. Quell’uomo aveva vaste metastasi ossee che avevano strangolato l’area sacrale di emergenza dei nervi. Il tubero che io avevo visto sulla cresta iliaca era anch’essa una metastasi. Gli chiesi quale fosse il tumore di partenza. Non lo sapevano. Mi disse che quell’uomo aveva i giorni contati.

Mi si riempirono gli occhi di lacrime e feci un’immensa fatica a non piangere.

Quel giorno promisi solennemente a me stessa che per nulla al mondo avrei fatto nei confronti dei miei pazienti qualcosa che non fosse veramente e sinceramente rivolto a loro.

Un’eco ancora, un vento, un’onda. E una voce dal sorriso stanco.

“Mi guardò ancora e quegli occhi limpidi mi ferirono per un’ultima volta. Briciole di autunno, frammenti di inverno, speranze di primavera, ricordi d’estate, mai più, mai più. Vita che scorri nelle vene e fra le pieghe di rughe vecchie e nuove, i tuoi occhi mi ferirono un’ultima volta.

Camminando nelle valli del Lete accanto all’oblìo senza poter mai bere, senza potermi immergere, destinata al perenne ricordo incrociai ancora il tuo sguardo e per un’ultima volta mi lasciai ferire.

Tornare nel profondo degli abissi, dentro il ventre della Grande Madre, ancora feto, ancora niente, ancora una volta mi lasciai ferire dal tuo sguardo limpido.

E scenderò all’inferno per toccare la sete e l’arsura, scenderò per trovarti nel vuoto e nel buio livido squarciato da lingue di fuoco. E lascerò ancora il tuo sguardo vagare nel vuoto, distorto e lontano ma toglierò il mio cuore dal petto e straccerò la mia anima in briciole di fango e terra.

Ho seminato i brandelli del mio essere lungo il mio cammino – è questo vivere infine? – ho fatto fiorire tulipani di risate nel fango di lacrime e sospiri.”

E il vento ancora soffia e pollini di tempo fecondano nuovi fiori e nuove piante, ed i sorrisi in Primavera e i canti del tempo a scordare e ricordare ancora…

(Foto tratta da questo sito)

L’Ultimo Giorno

Le deflagrazioni si succedevano senza respiro. Città spazzate via, boschi distrutti, montagne sbriciolate. Il mare evaporò creando immediatamente una pioggia salmastra e radioattiva. Un “errore umano” e tutte le centrali nucleari, tutti i residui bellici, tutto ciò che era stato costruito dall’uomo per la guerra e per la distruzione, all’improvviso esplose come un immenso effetto domino.

I potenti della terra vennero scaraventati al pari del popolo, maciullati o disintegrati. Non tutti. Qualcuno rimase vivo ancora per qualche ora, e all’improvviso, chi tenendosi un braccio staccato, chi cercando di coprire una mandibola distrutta con quello che restava delle proprie mani, all’improvviso capirono. Si svegliarono da un lungo, millenario torpore e, prima di morire fra le macerie, si accorsero cosa voleva dire essersi venduti, generazione dopo generazione. Capirono di essere stati strumenti nelle mani del Principe delle Tenebre.

(foto originale in quest’articolo)

Il rituale

A distanza di quasi un anno le bruciava ancora. Fu uno strano scambio di doni quello avvenuto diverso tempo prima fra le due donne, rivali in amore. Apparentemente un segno di un reciproco rispetto. Di fatto si era rivelato il preludio di una battaglia cruenta senza esclusione di colpi bassi che l’aveva lasciata ingenuamente stupita.

E ad aprile di un anno prima si vide recapitare un pacchetto. La sua rivale le aveva restituito i doni. Conosceva perfettamente ogni più piccolo sottinteso di quel gesto. Erano due donne moderne, forti, ma entrambe per ragioni diverse avevano radici in un passato antico. Una donna solare, viva, esplicita, chiara come la luce e calda come il fuoco contro una donna notturna, serpentina, fredda come i ghiacci del suo paese natale, impossibile da decifrare.

Aveva intuito che la sua rivale, la donna dei ghiacci, aveva lasciato una specie di maledizione sugli oggetti restituiti, ma per qualche ragione non aveva mai dato seguito a quelle intuizioni.

Si svegliò una mattina molto presto con un malessere più strano del solito. Aspettò che la luce del sole, già caldo nonostante fosse ancora inverno, illuminasse la propria casa. Prese il piccolo cuore d’oro e lo poggiò a terra in modo che il sole lo colpisse in pieno. Avrebbe sciolto col calore dell’Astro il ghiaccio di cui la sua rivale aveva caricato il piccolo ciondolo. Aspettò due ore. Tenne quindi il piccolo cuore caldo fra le mani e mormorò piano per tre volte:

“Quello che desideri per me avvenga a te”

Guardò quel piccolo oggetto che aveva donato più di due anni prima, cercò una catenina e lo indossò. Non le avrebbe più fatto del male.

Songs of Meditation

There are songs and music that resonate in the depths of the soul as a meditation, a prayer, a breath timeless …

 

The sun is shining

The sun is shining in the sky of my city and they come out the rays of sunshine through the clouds of my heart

Love is…

Love is the only thing for which it is worth to living.
Love is the only thing for which it is worth to dying.

Fra le pagine

Sfogliava l’agenda dell’anno passato. Piccole annotazioni lapidarie riempivano gli spazi fra le righe. Annotazioni e riferimenti oscuri a chiunque tranne che a lei.

Fra appuntamenti e orari di lavoro, altri segni, brevi frasi, quasi un linguaggio da fumetto.

Da ogni pagina stillavano gocce come di rugiada appena formata. Si portò alle labbra una di quelle gocce. Erano lacrime.

Happy Merry Christmas!

Best wishes for happy Merry Christmas to all

Happy wedding anniversary

Carissimo Victor, oggi tu e tua moglie festeggiate 30 anni di matrimonio. Non mi sono dimenticata di te, ma voglio mandarti i miei auguri in pubblico, perché è bello sapere che ci sono persone che riescono a far rinascere ogni giorno il loro amore.

Vi auguro una vita lunga, ricca di soddisfazioni.

Vi auguro di non perdere mai questo splendido legame.

Vi auguro di potervi, un giorno, ritrovare vecchi davanti ad un fuoco a ricordare con serenità i momenti più importanti della vostra vita.

Vi auguro che da ogni periodo di crisi (ahimè, inevitabile) possiate risorgere come la Fenice.

E vi mando, di cuore, un forte abbraccio.

Buon anniversario!

N.B.: Victor… vedrai che prima o poi riesco a scriverti…

Tea in the morning

Lei si attardava ancora sotto le coperte, assaporandone l’abbraccio notturno. Lo sentiva trafficare, ancora insonnolita. L’acqua che scorreva, il rumore di poche stoviglie. Si sedette accanto a lei mostrandole alcune diverse qualità di tè.

“Quale preferisci?”

Lei ne indicò uno, con un sorriso. Il bollitore elettrico già fischiava allegro.

Prese la tazza fumante senza dire nulla, aspirando felice il profumo dell’infuso bollente.

Le zanzare…

…hanno deciso di svernare in camera mia…

 

 

 

(Culex pipiens)

Snow

Guardavo dal balcone la strada completamente bianca. L’aria era rarefatta e i suoni attutiti mentre grandi fiocchi di neve svolazzavano fitti e lievi prima di posarsi, vittime della gravità, sui muretti, lungo i rami ischeletriti degli alberi, per terra, sui tetti delle case. La luce bianca diffusa era abbagliante e donava un senso di irrealtà. Non potevo uscire e mi limitavo a godermi la nevicata dal poggiolo. Mi piaceva sentire il naso freddo, vedere il fumetto uscire denso dalla mia bocca ad ogni respiro. Mi piaceva mangiare la neve. Sulla strada, peraltro quasi deserta, al di là della staccionata passava una donna. Vestita di scuro, portava la gonna e le calze velate con scarpe a tacco basso. Aveva un grande ombrello bianco. Si fermò davanti ad un cancello e scosse l’ombrello. Il bianco cadde come grosse squame rivelando il tessuto nero, il suo vero colore. La donna chiuse l’ombrello ed entrò al di qua del cancello.

Ero a Bra ed avevo tre anni.

Oggi…

…c’è un freddo polare…

.

.

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(Immagine originale)

Emicrania…

Ormai è una legge. Forse una legge di Murphy. Ogni volta che sono libera e non devo andare al lavoro, mi sveglio con un feroce mal di testa…

(N.B.: il link da cui ho preso la foto è QUESTO)

English…

Ovvero: che cacchio ci mettete a fare tante lettere se poi ne pronunciate a malapena la metà???

That is: why the hell do you put a lot of letters if you pronounce then barely half???

(La foto originale la trovate QUI)

Non amare te stesso solo per la tua gioia, per i tuoi pregi. Non amarti  solo quando sei felice, quando riesci a dare. Non amarti per il tuo bell’aspetto. Ma amati  soprattutto quando scopri un tuo difetto, quando sei triste e ti senti solo, quando ti accorgi di qualcosa di cui ti vergogni profondamente. Ama te stesso quando al mattino ti guardi allo specchio e ti vedi con le occhiaie segnate, quando alla sera ti corichi esausto, quando ti accorgi che il tuo viso si disegna di rughe e di pensieri.

Amati semplicemente per come sei, ama in te il genere umano nella sua bellezza e nelle sue infinite contraddizioni e ti sarà più facile amare l’umanità intera.

Foto scaricata da QUI.

(N.B.: non l’ho usata nel senso di “S. Valentino’s day”, ma come immagine di un amore che è interno e esterno contemporaneamente)