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Italiana verace

Ebbene si. Sono una vera italiana. So arrotolare gli spaghetti con la forchetta. Anche con la mano sinistra.

In volo

Il vento era forte, teso. Sferzava gli abiti e strappava via le parole. Lei sentiva il corpo di lui, avvolgente, mentre da dietro la aiutava a manovrare il piccolo aquilone arancione facendo leva sulle maniglie. “Sei bravissima”. Non era vero. L’aquilone piroettò troppo rapidamente e cadde a capofitto sulla spiaggia. Lei reagì con un urlo divertito e, saltellando come una bambina, si voltò. Pensava di incrociare il suo sguardo. Ne trovò le labbra, l’odore, il sapore.

Ocean’s Eyes

“Il mio sguardo lontano si sfumava attorno alla nave. Dritto, col piede sulla poppa, il suo sguardo sfumava attorno a me incurante del vento che scuoteva il suo kilt. Ancora nelle orecchie il cigolìo dei legni sotto i passi pesanti dei marinai e ancora gli occhi dello stesso colore dell’Oceano, cupi, tempestosi, piantati fino in fondo alle viscere mie sconvolte dai suoi baci.

Accanto a me i suoi quattro figli che non avrebbero mai più rivisto il padre. Mi accingevo ad essere vedova senza sapere se lo fossi stata davvero.

Chiusi i miei occhi verdi mentre i capelli, ben presto candidi anzitempo, si scuotevano ammantati di profumi d’autunno.

Fu la mia quattordicesima vita umana.”

Per sempre

Ti amo disse il fiore alla farfalla

Ti amo disse la farfalla al fiore, scuotendo le grandi ali dorate. Volerò via, lo sai, e il vento mi strapperà da qui, perderò la strada, la pioggia piangerà sulle mie ali e le renderà pesanti, ma ti amerò per sempre.

Il fiore ebbe un sussulto, forse una brezza o chissà. Vorrei mettere le ali per seguirti ovunque ma non posso. Il sole asciugherà i miei petali, il vento li disperderà, ma le mie radici sono solide e io ti aspetterò.

La farfalla dorata agitò le ali sollevandosi appena. Avremo un’altra vita. Ti amerò per sempre.

Il fiore schiuse i petali dal colore del tramonto. Avremo un’altra vita. Ti amerò per sempre.

(link del sito da cui è tratta la foto)

The wind blows

E d’improvviso scompiglia le parole in disordini e mulinelli, persa nell’etere l’eco del sospiro, polvere di cenere di sabbie di pensieri. E nel soffio d’ un’anima antica si disperde, muto, pianto incomprensibile mai sazio, mai appagato. Urla la tua rabbia e nega, nega il tuo sguardo e chiudi le persiane, che non ti spettini i capelli, che non ti imbizzarrisca l’anima!

Soffio di vento, nel silenzio taci, e cadono in disordine parole rese vuote, perse, morte. Troppe. S’accavallano esauste. Troppe.

Lieve caducità

Sfiorò i tasti bianchi e neri e si sedette allo sgabello. Le dita accarezzarono l’avorio e l’ebano e liberarono dalla prigione delle corde quegli sguardi d’un tempo e la lieve carezza in punta di dita, il profumo della pelle bagnata di mare e delle rose un po’ troppo fiorite del roseto di una tarda primavera. Suonava per sé e per un respiro ormai spento da tempo.

Haiku. Saluto a Pasqua

Vik a Cagliari (foto mia)

Mesto saluto
dissolve nell’etere
vive parole