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Posts Tagged ‘riflessioni’

E d’improvviso scompiglia le parole in disordini e mulinelli, persa nell’etere l’eco del sospiro, polvere di cenere di sabbie di pensieri. E nel soffio d’ un’anima antica si disperde, muto, pianto incomprensibile mai sazio, mai appagato. Urla la tua rabbia e nega, nega il tuo sguardo e chiudi le persiane, che non ti spettini i capelli, che non ti imbizzarrisca l’anima!

Soffio di vento, nel silenzio taci, e cadono in disordine parole rese vuote, perse, morte. Troppe. S’accavallano esauste. Troppe.

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Verso la Primavera

Ci muoviamo verso un’altra Primavera, cullati dai sogni del mondo, aspettando la pace ma facendo la guerra, aspettando in un sogno l’Amore del tempo.

 

(foto mia. Mandala colorato da me)

Mandala magici

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Seduto sul letto, in una strana posizione, trovai un anziano contadino. I suoi occhi chiarissimi sembravano perdersi in quella stanza d’ospedale. Avevo in mano carta e penna: l’esame di Clinica Chirurgica prevede infatti una visita completa ad un paziente e la compilazione di una cartella clinica. Dissi a quell’uomo che ero una studentessa sotto esame e lui mi dedicò uno stanco dolce sorriso. Era afflitto da insopportabili dolori che abbracciavano la radice della coscia e si propagavano fino all’inguine, dolori tanto forti che non gli permettevano neppure di sfiorare la pelle. Aveva una neoformazione ossea sulla cresta iliaca, a destra, uno strano tubero che sorgeva dal suo corpo ischeletrito. Parlammo a lungo, cercavo di risalire all’origine dei suoi dolori attuali, ma non riuscivo a trovare un nesso fra le cose.  Cercavo, all’inizio, di conciliare la mia necessità di sostenere quell’esame con il bisogno di questa persona di parlare, di raccontare, di ricevere un po’ di ascolto.  Ma ben presto mi resi conto che non era possibile fare entrambe le cose.

L’uomo mi raccontava con dolcezza tanti aspetti della sua vita, il lavoro, le sofferenze, tanti piccoli particolari che nel tempo sono volati via dalla mia memoria e hanno, probabilmente, raggiunto colui che me li donò allora. Parlava con una voce melodica, col fiato mozzato dalla sofferenza e con quello stanco sorriso che contrastava quegli splendidi occhi azzurri, vivacissimi. Il suo sguardo era diretto ed era capace di raggiungere gli angoli più nascosti del mio essere. Non potevo visitarlo: qualunque manovra, anche fatta con estrema delicatezza e in qualunque parte di quel corpo malato, non faceva che esasperare i già tremendi dolori di cui soffriva. Lasciai in bianco la cartella e, quando vennero a dirmi che il tempo era scaduto, lo salutai sapendo che sarebbe stato un addio. Uscii dalla stanza profondamente scossa, ogni cosa in quel vecchio contadino raccontava della sua morte imminente.

L’assistente del professore non poteva considerare superata la prova pratica: il mio foglio era candido, se si eccettua il nome e il cognome dell’uomo e il professore non avrebbe mai accettato che descrivessi a voce lo stato del paziente.

Chiesi allora all’assistente cosa avesse quell’uomo e perché soffrisse così tanto. Chiese ad un altro medico la cartella. L’uomo era ricoverato lì da due settimane ma nessuno aveva compilato l’esame obiettivo. L’assistente si alterò molto, poi sospirò guardandomi intensamente. Quell’uomo aveva vaste metastasi ossee che avevano strangolato l’area sacrale di emergenza dei nervi. Il tubero che io avevo visto sulla cresta iliaca era anch’essa una metastasi. Gli chiesi quale fosse il tumore di partenza. Non lo sapevano. Mi disse che quell’uomo aveva i giorni contati.

Mi si riempirono gli occhi di lacrime e feci un’immensa fatica a non piangere.

Quel giorno promisi solennemente a me stessa che per nulla al mondo avrei fatto nei confronti dei miei pazienti qualcosa che non fosse veramente e sinceramente rivolto a loro.

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Per poter mettere lo status “Single” bisognerebbe che nel cuore non ci fosse proprio nessuno…

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Tornavo a casa dopo una giornata di lavoro più lunga e più impegnativa del solito. Percorrevo la 131 in direzione di Cagliari, quando ho svoltato aggirando l’ampia collina di Monastir. In quel momento il cielo mi si è aperto davanti, azzurro chiaro, affollato di nuvole tanto belle da sembrare dipinte, i cui colori variavano dal candido neve, al grigio perla, al rosa salmone, ben ombreggiate.

Si stagliavano a sbuffi di panna, a pennellate, a ciuffi e pennacchi. Procedevo verso sud, e alla mia destra il tramonto colorava di luci il dipinto. Al confine fra i raggi di sole e un fronte di nuvole più scure, un arco di sette colori restava in verticale come sospeso per aria, come a sottolineare il confine.

Non potevo soffermarmi a guardare, la guida mi imponeva attenzione. Ma per qualche ragione a me ignota quello spettacolo si imprimeva non già negli occhi, ma nella mia anima.

N.B.: ho cercato una foto fra le mie del passato e in rete, una foto che potesse almeno lontanamente mostrare la bellezza del cielo di questo pomeriggio alle cinque meno un quarto. Purtroppo non ho potuto fotografarlo e non ho trovato nulla che potesse essere un po’ vicino a questa meraviglia. Lascio perciò il post senza foto, sperando che le immagini possano giungervi direttamente dal mio cuore ai vostri.

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Come Bastiano nel cammino all’interno della Storia Infinita, passerai di illusione in illusione per scoprire ciò chi sei veramente.

Ti troverai davvero davanti ad uno specchio e scoprirai che non tutto di te è bello, buono e piacevole. Ma scoprirai che sei tu, tutto intero, nel bene e nel male, al di là di pregi e difetti.

Ancora viaggi di illusione in illusione, ma il cammino è quello e non puoi saltare le sue tappe.

Ti sono vicina, sempre

(Alghero, Capo Caccia 17.10.2008 – foto mia)

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Gatti

Sonnecchia apparentemente isolata dal resto del mondo. Membra morbide, acciambellate contro il corpo completamente rilassato. Sembra un cuscino dai colori variegati. D’improvviso l’altro gatto scatta verso di lei. Giovane e non ancora sterilizzato, è facile capire cosa cerca. La gatta d’un balzo si rivolta, quasi all’improvviso, scacciando il maschio con unghie e denti. Poi si rimette acciambellata, completamente rilassata e distesa, e riprende a sonnecchiare.

Solo con l’abbandono più completo ci può essere il perfetto controllo.

(foto tratta da QUI)

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